La strategia di Gara (spesso questa sconosciuta)

Strategia

Anche i corridori più allenati (ed esperti) possono andare in crisi nel corso di una Gara. Ne abbiamo visti tanti in questi anni! Ci sono state gare che sono poi diventate leggendarie in cui, per una volta, a vincere non è stato il favoritissimo corridore africano di turno, ma bensì l'outsider bianco, biondo e con gli occhi azzurri. Come dimenticare la strepitosa vittoria di Stefano Baldini nella Gara di Maratona dei giochi olimpici di Atene 2004?

Quel 29 agosto Stefano non partì da favorito, ma in quell'occasione il "biondo" seppe leggere meglio degli altri la gara, correndo quella che possiamo definire la Maratona Perfetta!

Sapeva per filo e per segno quali sarebbero stati i punti più critici del percorso, dove si doveva aspettare e dove, invece, si poteva attaccare. Indiscutibilmente Baldini partì dalla piana di Maratona in grandissime condizioni di forma e con la certezza che quel giorno avrebbe ottenuto un grande risultato, ma fu senz'altro la sua STRATEGIA di gara a permettergli di entrare per primo sulla pista nera dello stadio Panathinaiko, con gli occhi di tutto il mondo puntati addosso.

Dal vocabolario Italiano, significato di Strategia:

1 Settore dell'arte militare che predispone le linee generali di condotta nelle varie operazioni di guerra, al fine di arrivare alla vittoria nel modo più rapido e meno dispendioso.

2 Capacità di raggiungere obiettivi importanti predisponendo, nel lungo termine e con lungimiranza, i mezzi atti a tale scopo

3 Nei giochi, serie di mosse studiate per vincere l'avversario

Diamo per scontato che l'allenamento sia stato svolto nel migliore dei modi e che la forma fisica, il giorno della Gara, sia ottimale per esprimersi al meglio. Se tutto è stato fatto per bene, allora perché in Gara non tutti riescono poi a raccogliere i meritati frutti del proprio lavoro? La risposta è che non tutti sanno capire come devono impostare la Gara, a molti manca infatti la STRATEGIA.

Prima regola. Non sopravalutarsi

Al via di una Gara ogni atleta conosce il proprio valore potenziale. L’allenamento, e i test che si effettuano, servono proprio per stabilire quello che viene definito ritmo o impegno gara. Se il nostro ritmo Gara sui 10 km è 3’30” al km (35 minuti tempo finale) dovremo evitare di partire ad un andatura più veloce, anzi, molto meglio percorrere i primi km con più margine. Partire sin dai primi metri, con il coltello tra i denti all'inseguimento di chi ci precede, è una strategia suicida, tipica di chi non ha acume tattico. Transitare al secondo km in 6’40/45” (invece che in 7’05/10”), si rivelerà presto un errore madornale, in quanto la concentrazione di lattato accumulatosi nei muscoli delle gambe diverrà presto eccessiva e, per questa ragione, si andrà inevitabilmente in crisi.

In un caso di partenza errata la seconda metà di gara sarà molto più lenta della prima, e comunque l’atleta non sarà in grado di raggiungere il suo obiettivo. Correre la seconda parte in grandi difficoltà significa inoltre perdere diverse posizioni in classifica. Vedersi superare nella parte finale di gara può avere effetti psicologici devastanti.

La maggior parte dei primati mondiali, su tutte le distanze, sono stati ottenuti con il famoso Negative Split, ovvero correndo più velocemente la seconda metà di gara.

Seconda regola. Conoscere il percorso di Gara

E ‘vero che tutte le gare di Maratona misurano 42,195 km, ma sono molte le variabili che rendono ciascuna gara più o meno “facile”. Se il nostro obiettivo è ottenere il miglior tempo possibile su questa distanza (personal best), resta chiaro che la scelta dovrà cadere su un percorso privo di eccessiva salita. È cosa buona verificare le altimetrie, i km dove ci sono più cambi di direzione e sapere in generale quali sono i punti più critici del percorso, quelli in cui si sarà opportuno gestire al meglio le proprie risorse energetiche.

Se guardiamo ad un contesto internazionale, le maratone più veloci sono senza dubbio Berlino, Rotterdam e Londra. New York, fra tutte le major, è senz’altro la gara che presenta il percorso più impegnativo (inoltre va messo in preventivo che i lunghi tempi di attesa prima della partenza possono influire sulla performance in gara).

Terza regola. Tener conto del clima

Uno dei fattori che più incide negativamente sul crono in gara, è senza dubbio il tempo meteorologico. In condizioni ambientali particolarmente disagevoli non sarà possibile esprimere il proprio potenziale. In una Gara come la maratona il clima influisce molto sulla prestazione, in quanto la spesa energetica, in caso di clima caldo, è maggiore rispetto ad una gara più breve. Pensate alla Maratona di Boston. Nel 2011 Geoffrey Mutai vinse la Gara in 2h03’02”, che fu l’allora record mondiale ma che però non venne omologato per via della famosa regola 240 della IAAF. In quell’occasione i primi 4 atleti al traguardo terminarono la maratona sotto le 2h05, tempi impressionanti su un tracciato così impegnativo. Il clima, quel giorno, fu certamente perfetto per correre ad altissimi ritmi.

Nell'edizione successiva, quella del 2012, fu invece il gran caldo a condizionare i risultati degli atleti in gara, ma questa volta negativamente. Il Keniano Korir Wesley vinse la Gara con il tempo di 2h12’40”. Con questo tempo, nel 2011, sarebbe arrivato 13° assoluto…

Se sappiamo che la Gara che stiamo preparando verrà disputata in un periodo molto caldo, allora sarà importante ANCHE allenarsi in giornate calde. Svolgere alcuni allenamenti specifici con il clima che ci si aspetta poi di trovare in Gara è un aspetto di fondamentale importanza per non arrivare impreparati all'appuntamento stagionale. Se l’obiettivo che si sta preparando è invece una gara con tante salite, su fondo sterrato, magari in quota sopra i 1.800 m, è chiaro che non potrò pensare di allenarmi e fare test solo ed esclusivamente in pianura, su strade asfaltate e a livello del mare.

Sapere, per esempio, quanto si perde al km quando si corre alla soglia in un contesto di clima caldo e umido è indispensabile per identificare quale sarà poi il ritmo gara teorico o, ancora meglio, a quale frequenza cardiaca fare riferimento.

Quarta regola. Osservare gli altri corridori

In Gara è importante anche osservare cosa fanno gli altri e capire se stanno correndo con margine o se stanno andando fuori giri. Bisogna saper valutare, e all’occorrenza sfruttare, l’atleta o il gruppo di atleti con i quali si sta gareggiando, perché potrebbero rivelarsi per noi un valido aiuto che ci consentirà di raggiungere il nostro obiettivo finale. A volte capita che a vincere una Gara non sia l’atleta più forte, o quello più accreditato perché ritenuto più in forma, ma bensì colui il quale, in quella specifica occasione, riesce a mettere in campo la migliore strategia di gara. Come riconoscerlo? Spesso è proprio quello che sta un po’ dietro, quello che osserva chi lo precede e corre rilassato, la sua azione di corsa è efficace e poco dispendiosa, il suo volto è disteso e sereno. Questo corridore è consapevole dei suoi mezzi e il tracciato di gara per lui non ha segreti. Sa addirittura che l’atleta che gli sta davanti non potrà durare ancora per molto, che da lì a poco ci sarà una lunga ed impegnativa salita e che quello sarà il momento più propizio per lui per attaccare.

Spesso a vincere è proprio colui che gioca al gatto con il topo, consapevole si dei suoi limiti, ma anche dei limiti e delle fatiche dei suoi diretti avversari.

Consiglio: Stai in gruppo, sfrutta l’azione degli altri e cerca di sentire i loro respiri, il loro affanno, osserva la loro azione di corsa perché ti sarà utile per capire quando (e dove) sarà il momento più propizio per allungare.

Quinta regola. Non sottovalutarsi

Se la prima regola è quella di non sopravalutarsi, cioè di non puntare ad ottenere in Gara un risultato utopistico, la quinta regola è senz'altro quella di non sottovalutarsi (MAI), ovvero di credere sempre pienamente in se stessi e nel lavoro che si è svolto. Essere consapevoli del proprio potenziale è un punto di forza straordinario, significa avere la piena coscienza dei propri limiti e per questo possedere uno strumento fondamentale per arrivare al raggiungimento dell’obiettivo finale. Credere in se stessi e non temere mai di non farcela, fa di ogni persona una persona di successo.

Non farti mai condizionare negativamente da nessuno; chi ti dice “che non ce la farai”, in realtà spera che tu non ce la faccia. Per alcune persone il proprio successo non è nient’altro che il fallimento di un altro. Queste persone sono incapaci di mettersi alla prova e sono invidiose delle capacità e dei sogni degli altri.

Chiudo con una frase del leggendario John R. Wooden che mi piace citare spesso nei miei stage:

“Successo è essere in pace con se stessi: è il risultato dell’appagamento che deriva dal sapere che si è dato il meglio per raggiungere il traguardo più alto che ci si può porre".

Andrea Gornati

       

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